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Performance, Arredi SiamoScarti Opere
“Io accetto la grande avventura di essere me.

Simone de Beauvoir

Io sono: Maria Elisabetta Cori (La Spezia, 1963)

I miei studi:

diploma all’Istituto Superiore Ragioneria Programmatori di La Spezia, 1982.

– diploma dell’Istituto per l’Arte e il Restauro “Palazzo Spinelli”, Firenze con specializzazione in restauro di dipinti su tela e su tavola, 1984.

diploma dell’Accademia di Belle Arti di Carrara con specializzazione in pittura, 1988.

– Laurea in Scienze della Formazione all’Università di Bologna; 2000.

– diploma di Arte terapeuta all’Istituto Art Therapy Italiana di Bologna, 2001.

I miei lavori più importanti:

– Restauratrice di dipinti e sculture policrome per conto delle Sovrintendenze alle Belle Arti della Liguria e della Toscana e dell’Emilia Romagna, 1984 – 2000.

– Terapeuta artistica privatamente e per conto di Associazioni o Istituti scolastici Statali, dal 1990.

– Artista espositrice presso mostre collettive, dal 1990.

– Apprendista e falegname. Nel 2014 ho creato il marchio “Arredi Siamoscarti”, una linea di produzione di pezzi unici d’arredo. In ciò che gli altri rifiutano, in ciò che non serve più, vedo lo “scarto” che questa materia può fare per diventare qualcosa d’altro, come dare una nuova vita. Restauro, terapia e gioco.

– Performer, l’opera in mostra diventa il mio corpo ed è l’espressione di tutta me stessa, alla ricerca dell’anima nel femminile, dal 2009.

Dalla presa in carico delle Opere Antiche, al recupero paziente degli oggetti e della Materia segnata dal tempo, dall’Umano ferito, fino all’uso del mio corpo per mostrare le mie visioni interiori, dare Anima alla materia è la mia Poesia.

…Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: cos’altro ti aspetti?

Kavafis, Itaca

1990
Rassegna “I giovani linguaggi dell’immagine” nella sezione fotografia, Centro Allende di La Spezia.

2000
Mostra “Utopia e creatività tra ieri e oggi”, Centro Allende di La Spezia, (realizzo il dipinto “Bomb” -acrilico su tela e legno).
Mostra “Confini terapeutici”, Comune di Sarzana, con opere realizzate all’interno di un laboratorio d’Arte terapia, in collaborazione con l’Associazione disabili Val di Magra (curatrice ed espositrice).

2003
Mostra “H2O”, Magazzini d’Arte di Sarzana,nell’Anno Internazionale dell’Acqua (curatrice ed espositrice).

2004
Mostra “Emergenze2,artisti in un mondo in allarme”, a cura di Enrico Formica, in collaborazione con L’Arci di La Spezia(con il dipinto “Madre”)

2005
Rassegna Roccart, fortezza Pietrasanta (con l’installazione “Esodo”).

2005, 2006, 2007
Piasseo di Lerici. con dipinti su tela e installazioni.

2007, 2008
Rassegna Ecoenergie, Sarzana (con il gruppo artistico con-ta-ci, creato da Tiziana Tacconi)
Rassegna Emergenze, La Spezia.
Altre rassegne artistiche, Milano e Parma.

2009
Performance “Metamorfosi”, inaugurazione della mostra “Di arti in arte” di Gianni Lodi e Renata Casolini,Torre Carolingia di Framura (Sp).
Performance “Il cuore cucito”,convegno “Donne che sbattono contro le porte (Riflessioni su violenze e stalking)” Il lavoro è stato pubblicato insieme agli atti del Convegno sul libro che ne porta il titolo edito dalla FrancoAngeli nel 2010.

2010
Performance “Nata da osso”, Camec (Centro d’Arte Moderna e Contemporanea) La Spezia “8mm In celebrazione della Festa delle Donna”.
Performance “Della Temperanza“, Corniglia (Sp) – Mostra “Pesci fuor d’acqua”
Performance “Della Temperanza”, Mostra Umana Emersione (a cura di Enrico Formica – rivista e riadattata al luogo).

2014
“Mater-filia”, GAMC di Viareggio

2015
Rassegna “Torano notte e giorno”, con l’installazione Esuli Siamoscarti vinco il Primo premio del concorso Franco Borghetti.

2016
Fuori Salone della design week di Milano, zona Lambrate, con il Marchio Arredi Siamoscarti.

2016
Design week di Venezia, all’interno del Bookshop del Museo Tre Oci alla Giudecca, con il Marchio Arredi Siamoscarti.

2017
Fuori Salone della design week di Milano, zona Tortona, con il Marchio Arredi Siamoscarti, collezione De-siderata.

2018
Fuori Salone della Design Week di Milano, all’interno della Mostra Milano-Dakar a Palazzo Siam, installazione Abito Confini.

I miei premi

2015

Vinco il primo premio Franco Borghetti alla rassegna “Torano notte e giorno” con l’installazione Esuli Siamoscarti, premiata per la poesia e l’attualità del tema affrontato.

Testimonials:

Giuspi Pegolo, poetessa – nell’apparente erranza

L’arte era ancora un fare di altri, quando la studentessa alla scuola di restauro si avvicina alle grandi opere.

La sentiva bisbigliare ai secoli, e colme di tempo, chiedere alle sue mani, la sapienza e l’ascolto necessari per riportare alla luce la loro vivida esistenza.

Quel sapiente apprendistato non fu solo scuola, poi mestiere, ma scoperta di istanze personali che le chiedevano attenzione, fino al salto iniziale, dopo alcuni anni, verso una tela.

Dal silenzioso vibrare delle sue radici si fece strada la necessità di una rinascita.

E’ in un’apparente erranza creativa che a poco a poco ha cominciato ad accostarsi a modi diversi di esprimere quella necessità: un lessico fatto di materia piuttosto che di parole.

Allora il corpo.

A partire da questo, l’oggetto stesso del suo creare, strumento messo a nudo che in uno spazio esiguo, è vento, luce, acqua sotterranea, e racconta nella breve durata di ogni gesto, l’inesprimibile pulsare della terra, poiché ogni corpo è il cosmo, e tutte le esistenze.

Dipingere dunque o tessere forme in movimento dentro lo spazio di una cornice sia attraverso il colore, sia attraverso l’impiego di fili, è tentare ogni volta, un ritorno alla individuale, ma anche universale rivelazione dell’appartenenza alla storia del mondo.

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Enrico Formica, critico d’Arte

L’attività artistica di Maria e Elisabetta Cori si inscrive in una serie di coordinate eccentriche rispetto ai profili culturali che si sono imposti storicamente.

Siamo di fronte ad un’arte eterodossa che trae fascino e linfa dal mistero e dall’ignoto in cui si immerge e mette in discussione tutti gli assiomi su cui si regge il modello vincente di vita occidentale: individualismo, razionalità, primato dell’economia, prevalenza del maschio.

Il soggetto unitario e coerente che si è imposto con Cartesio è scisso, sulla scia di Alighiero e Boetti, in un’identità doppia: Maria e Elisabetta.

All’autorità maschile si oppone un femminismo arcaico, memore di Lilith e del matriarcato ipotizzato da Bachofen.

Si dispiega una centralità assoluta della fisicità, fatta di tutti quegli elementi che sembrano non avere coscienza, ma sono in realtà forme di un inconscio collettivo che è un pensiero, non meno potente per il fatto di essere inespresso.

Al potere, alla vittoria, che governano i meccanismi sociali risponde la scelta della marginalità, della ferita; e anche se gran parte dell’arte del secolo scorso ha scelto il dolore, c’è una differenza: Munch, Kafka, Beckett e gli altri proclamano la verità del nichilismo, mentre Cori scorge un dolore concreto, alla radice delle cose: quel grumo di emozioni ineffabili che Lacan chiama inconscio reale e che è più autentico di qualunque logos.

Alla totalità del presente, che guida le sensazioni e la memoria di popoli anestetizzati, fa da riscontro un’antica eternità, un ritorno a forme e sensazioni ancestrali. In tal senso l’ignoto in cui si avventura è il perturbante freudiano, l’umheimlich con cui torna colpirci un ricordo familiare rimosso e dimenticato.

A questa radicalità Cori è pervenuta con un percorso evolutivo lungo e coerente, che ha da subito privilegiato materiali eterogenei e eterodossi, anche quando si sviluppava più tradizionalmente su superfici bidimensionali: tagli, incisioni, fusioni di lastre; lacerti di vita reale appesi ai grumi di pittura delle tele. L’elemento presto dominante del suo lavoro è diventato il filo, nella molteplicità di significati simbolici che può ricoprire da un punto di vista femminile. Fili delicati, umili e quasi invisibili, ragnatele e telai, connessioni e legami in installazioni che hanno progressivamente scoperto la forza del territorio, la naturale bellezza della natura.

Ma la definitiva messa a fuoco della propria poetica è avvenuta quando Cori ha prodotto arte col proprio corpo, un corpo reale, materiale e specifico, con caratteristiche singolari, ma allo stesso tempo simbolo di un corpo archetipico. Questo corpo sì è poi progressivamente avvicinato, attraverso fotografie, recite silenziose, movimenti minimali, all’incontro con la materia primordiale in cui annullarsi ed esaltarsi ad un tempo: ossa, cenere, terra.

E’ difficile, per quest’arte, fare riferimento a modelli culturali europei: si possono tirare in ballo artiste come Ana Mendieta, Shirin Neshat o Regina José Galindo, in quanto donne consapevoli della propria specificità che fanno riferimento a forme archetipiche o sensazioni primordiali, ma lo fanno con una più accentuata superfetazione culturale, una più violenta e diretta intenzione politica e una particolare attenzione al sistema mediatico con cui interferiscono.

La trance performativa di Maria e Elisabetta Cori si svolge invece nel silenzio o nella musica, senza dialogo diretto con lo spettatore. Nella spersonalizzazione del soggetto, nella rinuncia alla parola, si avvicina a forme antiche e moderne di cerimonia tribale. Assistervi è un’esperienza al limite, in cui però si rimane sempre al di qua, non si confondono i ruoli: l’artista ha la specificità sacra di una sacerdotessa o di una medium, in possesso di poteri speciali.

Il carisma di Maria e Elisabetta Cori è legato alla sua pelle: una pelle contemporaneamente minerale, vegetale e animale, carica di segni del tempo e assieme eterna, fragile e ferita e all’opposto corazzata e spessa. La sua arte/pelle annulla e sconvolge le polarità e ricostruisce per pochi attimi un cosmo primordiale in cui tutto è mescolato, la materia e il vuoto, il moto e la stasi, la luce e il buio, la periferia e il centro. Smarritevi.

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