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Cuore cucito

Covegno: Donne che sbattono contro i muri – Camec, La Spezia

Anno 2009

La storia di Filomena è narrata da Ovidio nelle Metamorfosi a chiusura del  libro VI.

Filomena, principessa ateniese, venne rapita e stuprata dal cognato Tereo. Per impedirle di raccontare l’accaduto, lui le taglia la lingua e la rinchiude in un casolare.

Ma lì Filomena trova un’altra voce per parlare:

essa allaccia un ordito a un primitivo telaio, e su tela bianca ricama dei caratteri porporini coi quali denuncia il crimine riuscendo a far pervenire la tela alla sorella.

La tessitura parla e trasmette il suo messaggio e permette di dare parole a chi più parole non può esprimere. Il filo è da sempre essenza e metafora dell’esistenza umana: un filo tessuto crea la nostra seconda pelle, filo del pensiero, filo del discorso, filo che ricuce e ripara.

L’opera che ho realizzato è composta da un lungo filo di seta nera, tessuto su di un ordito trasparente: tesserla ha significato ripercorrere gesti di mani antichissime.

E’ nata una pelle sottile, luminosa, apparentemente forte, ma delicatissima, attraversata da un grosso taglio che la divide in parte verticalmente.

Un’arma altrettanto scura e antica l’ha trafitta facendo intuire una violenza consumata.

La ferita non è solo su questa pelle e così visibile, è celata, è più profonda, nascosta in qualsiasi donna a cui è negata la vita e l’espressione autentica di sé, donna senza volto, dietro cui ognuna può riconoscersi.

Un filo sottilissimo d’oro prezioso, attraverso un gesto doloroso e penoso, ricuce i lembi divisi e così diventa racconto, ricordo, riparazione e nuova vita. Questo gesto essenziale, antico e necessario si fa preghiera, si fa urlo, fino a trasformare la spada, oggetto violento fuori da sé, in forza primitiva dentro di sé.

Il viaggio è compiuto…resta solo la spada impressa nel corpo fisico, che come una nuova spina dorsale restituisce energia e forza interiore.

Quel che ci tranquillizza…è infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita.
Robert Musil, L’uomo senza qualità
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